Spesso leggiamo delle difficoltà legate alla competitività Paese e di come le Imprese siano particolarmente sotto mira in termini di concorrenza. Tutto vero, per carità, ma ciò che segnalo come importante è considerare le sequenze in cui gli eventi si svolgono ed i legami sistemici tra le azioni intraprese e gli effetti che maturano.
L’Abbigliamento Made-in-Italy è senza dubbio un terminale di Filiera di grande successo. Tuttavia, leggendo tra i numeri, si nota che se abbiamo mantenuto e siamo cresciuti nella Moda dei segmenti forti e connotati da Marchi di prestigio e ben posizionati, abbiamo ceduto in pieno nei segmenti in cui il “me too” è stato maggiormente presente. In termini di produzione ciò significa che nei capi facilmente imitabili o ormai standardizzati , la maggior parte delle quantità si è spostata nei Paesi a basso costo della mano d’opera, essendo questi prodotti labour intensivi, in cui l’incidenza dei costi di produzione non può essere coperta da un posizionamento di eccellenza. Ciò innesta un problema di occupazione, di bassa attrattività per nuovi giovaniTalenti , una delocalizzazione che lascia, in Italia, solo alcune produzioni di alta fascia qualitativa che – tuttavia – non potranno mai raggiungere i volumi necessari a saturare le capacità produttive fino a pochi anni fa occupate. In realtà questo altro non è che un ciclo che si manifesta per qualsiasi prodotto che raggiunga una sua maturità e si trasformi da prodotto di nicchia a prodotto di massa e l’Italia non fa differenza. Ciò ha dato adito a situazioni di crisi, innestato fenomeni di precariato, necessità di riconversioni, ecc. senza però fermarsi a riflettere su alcuni fattori specifici:
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Per l’Italia la Moda e tutta la Filiera tecnica e tecnologica di supporto alla stessa è una delle poche voci attive della nostra Bilancia dei Pagamenti con l’Estero
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La Filiera Tecnica che alimenta i Produttori italiani, alimenta contemporaneamente anche i produttori esteri a maggiore qualificazione, ma ha difficoltà a delocallizzare e anche difficoltà a trasformarsi in un sistema di fornitura elastico e dinamico
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l’Italia, contrariamente al resto dell’Europa, ha mantenuto una credibilità nel know-how di tecnologie e design e considerare – come è stato fatto – maturo il settore Abbigliamento , senza i debiti distinguo, è veramente negare la realtà
A fronte di ciò, come si è mosso il Sistema Italia ossia il Governo del Paese o meglio ancora i vari Governi Regionali ? Quanto hanno recepito che questa situazione, se trascurata, in realtà comporta un effetto domino negativo e la perdita di una credibilità globale difficilmente recuperabile ? Quali sono in effetti le azioni congiunte attuate da Imprese, Sistema Paese Regioni seguite e guidate in modo forte e consistente con la possibilità di rafforzare l’autorevolezaz dell’Italia nell’Abbigliamento senza perdere occupazione e anzi facendo leva sul fatto di avere già una penetrazione ed una notorietà a livello mondiale, su cui poter costruire nuovi successi ? Quale dovrebbe essere la velocità di attuazione di azioni mirate e con che obiettivi perseguibili in termini di fattibilità? Mi rifiuto di credere che gli Industriali da un lato ed il Sistema Paese dall’altro non riescano a ridare spinta, magari negoziando e gestendo in modo non frammentario e sconnesso azioni di tipo sistemico.
Ho già delle risultanze di azioni intraprese e delle opinioni che mi sono formato, essendo a contatto con il settore specifico, ma mi piacerebbe ricevere – da chi interessato ad affrontare il tema – delle altre opinioni e magari una diversa lettura dei fatti… ed avviare una discussione proficua. Grazie per la collaborazione
Dalco