22 Gennaio, 2008...3:50 pm

Chissà perchè ci stupiamo …!

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Spesso leggiamo delle difficoltà legate alla competitività Paese e di come le Imprese siano particolarmente sotto mira in termini di concorrenza. Tutto vero, per carità, ma ciò che è importante è considerare le sequenze in cui gli eventi si svolgono ed i legami sistemici tra le azioni intraprese e gli effetti che maturano. L’Abbigliamento   Made-in-Italy è senza dubbio un terminale di Filiera di grande successo. Tuttavia leggendo tra i numeri si nota che se abbiamo mantenuto e siamo cresciuti nella Moda dei segmenti forti e connotati da Marchi di prestigio e ben posizionati, abbiamo ceduto in pieno nei segmenti in cui il “me too” è stato maggiormente presente. In termini di produzione ciò significa che nei capi facilmente imitabili o ormai addirittura standardizzati , la maggior parte delle quantità si è spostata nei Paesi a basso costo della mano d’opera, essendo questi prodotti labour intensivi e in cui l’incidenza dei costi di produzione non può essere coperta da un posizionamento di eccellenza.  Ciò innesta un problema di occupazione, di bassa attrattività di nuovi Talenti giovani, di delocalizzazione e lascia, in Italia, solo alcune produzioni di alta fascia qualitativa che – tuttavia – non poitranno mai raggiungere i volumi necessari a saturare le capacità produttive fino a pochi anni fa occupate. Potete tranquillamente osservare che questo altro non è che un ciclo che si manifesta per qualsiasi prodotto che raggiunga una sua maturità e si trasformi da prodotto  di nicchia a prodotto di massa e che l’Italia non fa differenza. Ciò ha dato adito a situazioni di crisi, innestato fenomeni di precariato, necessità di riconversioni, ecc. senza però fermarsi a riflettere su alcuni fattori specifici:

  • Per l’Italia la Moda e tutta la Filiera tecnica e tecnologica di supporto alla stessa è un adelle poche voci attive della nostra Bilancia dei Pagamenti con l’Estero
  • La Filiera Tecnica che alimenta i Produttori italiani, alimenta contemporaneamente anche i produttori esteri a maggiore qualificazione, ma ha difficoltà a delocallizzare e anche difficoltà a trasformarsi in un sistema di fornitura elastico e dinamico
  • l’Italia, contrariamente al resto dell’Europa, ha mantenuto una credibilità nel know-how di tecnologie e design e considerare – come è stato fatto – maturo il settore Abbigliamento , senza i debiti distinguo, è veramente negare la realtà

A fronte di ciò, come si è mosso il Sistema Italia ossia il Governo del Paese o meglio ancora i vari Governi Regionali ? Quanto hanno recepito che questa situazione, se trascurata, in realtà comporta un effetto domino negativo e la perdita di una credibilità globale difficilmente recuperabile ?  Quali sono in effetti le azioni congiunte attuate da Imprese, Sistema Paese Regioni seguite e guidate in modo forte e consistente con la possibilità di rafforzare l’autorevolezaz dell’Italia nell’Abbigliamento senza perdere occupazione e anzi facendo leva sul fatto di avere già una penetrazione ed una notorietà a livello mondiale, su cui poter costruire nuovi successi ? Quale dovrebbe essere la velocità di attuazione di azioni mirate e con che obiettivi perseguibili in termini di fattibilità? Mi rifiuto di credere che gli Industriali da un lato ed il Sistema Paese dall’altro non riescano a ridare spinta, magari negoziando e gestendo in modo non frammentario e sconnesso azioni di tipo sistemico.

Ho già delle risultanze di azioni intraprese e delle opinioni che mi sono formato, essendo a contatto con il settore specifico, ma mi piacerebbe ricevere – da chi interessato ad affrontare il tema – delle altre opinioni e magari una diversa lettura dei fatti…  ed avviare una discussione proficua. Grazie per la collaborazione

Dalco  

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